libreria europa

Quello del libraio, non è un mestiere che si fa per caso: ci vuole amore, passione, attenzione per il nuovo, per stare al passo con i tempi, senza dimenticare l’importanza del “fare rete”. Lo sa bene Chiara Siro, libraia della libreria Europa di Palermo. Attivissima su Instagram, ne ha fatto il suo canale di comunicazione preferito per raccontare le sue letture, le sue esperienze alle fiere del libro, i nuovi progetti, in un dialogo e confronto costante con i suoi lettori e con le case editrici con cui spesso ha instaurato una collaborazione proprio grazie ai social.

Cosa significa essere una libreria indipendente a Palermo?
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Come tutte le cose che si vogliono far bene… significa affrontare il proprio lavoro con amore. Cercando di veicolare sentimenti positivi, di apertura, di servizio per il prossimo. Una libreria indipendente dialoga con le scuole, porta avanti progetti, cura la scelta dei testi da proporre, si confronta con lettori, editori, distributori scrittori o con altre librerie, colleghi più esperti a cui chiedere consiglio. Una libreria indipendente cerca modi per esportare cultura. Tutto questo può ruotare intorno a un libro. Detto così sembra tutto poco realistico e infatti essere una libreria indipendente può significare molte altre cose dipende dalla lente con cui si guarda la vita. Per questa intervista eviterò di parlare delle difficoltà micidiali nel portare avanti una libreria di quartiere a Palermo».

Le grandi catene e soprattutto le vendite online hanno influenzato il lavoro delle piccole librerie. Ma è proprio in realtà come questa, che rimane fondamentale il ruolo del “libraio”. Qual è quindi il compito di una buona libraia?
«La nostra libreria da più o meno cinque anni ha iniziato a vendere online attraverso la piattaforma Amazon, siamo un Amazon seller tra i più vivaci a livello nazionale. Questo ci ha permesso di aumentare i volumi delle nostre vendite e di continuare a resistere in un momento in cui le difficoltà hanno portato la nostra città a svuotarsi di librerie e non solo di librerie. Entro questo mese sarà pronto il nostro sito web e-commerce (non so più da quanti mesi dico che “sarà pronto entro fine mese”, ho perso il conto) che cercheremo di spingere attraverso i social e gli articoli che scrivo sui post. La libreria Europa resta una libreria di quartiere, un punto di riferimento per la nostra comunità. Ciò nonostante non possiamo non puntare sulla crescita, lo sviluppo… e questa cosa non esclude l’altra; è un gioco a come le parti si integrano meglio. Il compito di una buona libraia per me è ascoltare, leggere e poi mettere insieme queste cose e proporre, indirizzare. Lo posso fare dalla libreria, lo posso fare attraverso un altro mezzo “social” e raggiungere più persone interessate. Una libreria oggi può fare rete, si può mischiare ad altro, può portare avanti, sostenere progetti in cui crede e lo può fare confrontandosi di continuo».

Utilizzi molto Instagram, sei molto seguita. Che ruolo hanno i social nel tuo lavoro? E come lo concili con il lavoro in libreria?
«Ho iniziato ad utilizzare instagram da meno di un anno e senza alcuna esperienza “social” in generale. In realtà la libreria ha una pagina Facebook che non ho mai particolarmente promosso per varie ragioni: la mia difficoltà di approccio e conoscenza del mezzo unite probabilmente alla mancanza di interesse e lungimiranza rispetto a questi potentissimi veicoli di racconto e scambio. Oggi i Social nel mio lavoro sono un gioco. Questo per me vuol dire che le dinamiche che mettono in moto soddisfano il mio bisogno di sperimentazione, scoperta, confronto. Johan Huizinga ha scritto “Homo Ludens” e a me questo libro piace. I social permettono innanzi tutto di farci conoscere, di portare la nostra piccola libreria di quartiere su un campo da gioco ad ampio respiro. Mi hanno permesso di conoscere editori e librerie indipendenti con le quali abbiamo iniziato collaborazioni. Mi danno un confronto coi lettori che ho meno di frequente nel quotidiano, in libreria. Su instagram ci stanno milioni di giovani, donne, uomini che amano i libri, e che ne parlano con amore, con autentica passione. All’interno di questa piattaforma dalle potenti capacità comunicative hai la possibilità di imbatterti in creature bizzarre (scrittori, lettori, case editrici, librai, illustratori, bookstagrammer) ognuna che nella sua lingua parla di libri e non solo libri… sempre più spesso nascono canali che riguardano la divulgazione scientifica, che si spendono per i diritti, che fanno filosofia, che si occupano di crescita e fioritura personale, mi riferisco per esempio a TLON che è una casa editrice, una libreria teatro, una scuola di filosofie e non solo. Ci siamo incontrati al “Book Pride” a Milano è stato bello, così come ho avuto la gioia di incontrare editori conosciuti l’anno scorso a “Una marina di libri” e molti altri scrittori, illustratori conosciuti attraverso instagram.

Libreria Europa
Chiara Siro, libraia della Libreria Europa

Mi chiedi come concilio la parte social con la libreria… diciamo che le faccio comunicare, le integro. Non è sempre facile ma sto imparando. Stare sui social non è una passeggiata sotto molti punti di vista (a proposito, se non li avete letti vi consiglio “The Game” – “La società della performance”, così giusto per non perdere l’abitudine). A volte non ho tempo perché il lavoro in libreria mi richiede particolarmente, a volte sto a casa per lavorare al dietro le quinte, alla pianificazione della libreria, alla prossima campagna scolastica. E poi il lavoro di aggiornamento, di lettura libri. Forse si può parlare di libri anche attraverso la condivisione di spazi considerati fino a poco tempo fa privati. Scendendo nel “pratico”, dietro a quella che può sembrarti una “storia” o un “post” apparentemente semplice che parla di un libro. C’è spesso un lavoro di montaggio, tag, testo… verifica fonti, ricerca autori che dura qualche ora. Quindi per tornare all’inizio della risposta, giocare è una cosa seria».

Qual è la tua idea in merito alle case editrici indipendenti siciliane? Quanto contano i libri “indipendenti” nel panorama dell’editoria?
«Le case editrici indipendenti, siciliane e non solo siciliane sono una risorsa inestimabile. Sono capaci di raccontare, di puntare sulla qualità di portare fuori il diverso, il taglio inconfondibile della casa editrice che per la maggior parte dei casi va avanti spinta dalla passione e la ricerca del bello. I libri “indipendenti” sono gioielli. Certo magari non tutti, io però vedo sempre più spesso persone che portano avanti progetti bellissimi, su questo mi concentro».

A quali libri (editi da CE indipendenti siciliani) o a quali case editrici indipendenti siciliane sei più affezionata? E quale libro hai venduto di più ultimamente?
«Faccio prima a dirti quelle a cui non sono affezionata! “Creature fantastiche di sicilia”, Il Palindromo, è quello che ho venduto di più, libro che a me tra l’altro è piaciuto moltissimo. Scritto da Rosario Battiato e illustrato da Chiara Nott».

Tre libri, pubblicati da case editrici indipendenti siciliane, che vuoi consigliare.
«No va be’, ma come si fa? Io ho trovato particolarmente bello “Lino, una storia di coraggio” di Laura Lombardo e illustrato Rosa Lombardo della casa editrice Ideestortepaper; “Il mare chiuso” della Verbavolant edizioni, l’ho trovato struggente; della Splēn edizioni ho apprezzato “Mio padre è stato nella foresta”, la copertina di questo libro può essere piantata su terriccio e dà vita a un prato fiorito. I ragazzi della Glifo edizioni invece mi hanno messo tra le mani “La giustizia è cosa nostra”, l’ho letto subito, una necessità.